On. le Luciano Cillis
On. le Luciano Cillis

L’articolo sui fanghi non solo è di buon senso ma pone anche e finalmente un limite sia agli idrocarburi nei fanghi che ad altre sostanze. Ai politicanti opportunisti del PD che oggi si ergono a paladini dell’ambiente, sfuggono, i fatti che è doveroso a questo punto ricordare. La norma che disciplina l’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura è il decreto legislativo 99 del 1992 il quale dispone che i fanghi ammessi per l’uso agricolo possono essere suddivisi in tre tipologie a seconda della provenienza delle acque reflue per cui riguarda, unicamente, i fanghi provenienti dai depuratori civili e di quelli che per qualità sono ad essi assimilabili.

Per gli idrocarburi e le diossine, non esistono i limiti. Siamo nel 2018 e dopo 26 anni, ancora non esisteva (né in questa norma e né in altre) un limite agli idrocarburi per i fanghi provenienti dai depuratori civili e per quelli assimilabili per qualità ai depuratori civili.

Quando si parla di idrocarburi occorre fare riferimento ai massimi esperti della tutela ambientale (ISPRA) e sanitaria (ISS) perchè è molto facile fare confusione poiché esistono in natura varie miscele di idrocarburi, con caratteri fisici e chimici molto diversi tra loro. Il fatto che alla categoria idrocarburi, sia leggeri che pesanti, appartengano centinaia di composti e frazioni organiche con pesi molecolari e classificazioni di pericolosità molto diverse, rende oggettivamente complicata l’attribuzione della pericolosità ad un rifiuto che contenga tale tipologia di inquinante ed anche se gran parte degli oli minerali possono essere, potenzialmente, classificati come sostanze “cancerogene”, non tutte le sostanze idrocarburiche sono di origine minerale e non tutti gli idrocarburi sono cancerogeni.

La regione che importa il maggiori quantitativi di fanghi di depurazione per lo spandimento nei campi è la Lombardia che, in assenza di una disposizione nazionale che prevedesse un limite per gli idrocarburi, con una delibera della Giunta regionale dell’11 settembre 2017, ha innalzato nelle proprie linee guida i valori limite delle concentrazioni di idrocarburi e fissato un valore-limite pari a 10.000 mg per kg. ma il TAR Lombardia non solo ha bocciato questa modifica voluta dalla regione poiché non ha il potere di stabilire limiti in mancanza di una disposizione nazionale ma ha anche stabilito che, in mancanza di una precisa disposizione nazionale, i limiti di idrocarburi ai fanghi per spandimento (civili e assimilabili ai civili) debbano essere considerati uguali a limiti posti per i suoli.

A causa di questa sentenza del TAR che ricade sui fanghi dei depuratori civili e conseguenti assimilabili, che ribadisco si rifà a una sentenza della Cassazione che invece è su fanghi che non erano soggetti al d.lgs. 27 gennaio 1992, n. 99, cioè a fanghi NON provenienti da depuratori civili e non potevano essere assimilabili per qualità, si è bloccato l’intero sistema industriale che segue la raccolta, il processamento e lo spandimento di fanghi di depurazione idonei all’uso agricolo creando, di fatto, una grande emergenza!

L’ex Ministro Galletti stava per disciplinare con un decreto ministeriale (mai emanato), gli idrocarburi e le diossine nei fanghi dei depuratori civili e assimilabili ai civili e attraverso l’approvazione della conferenza stato-regioni, ha recepito i pareri esistenti di ISPRA e ISS.

Per superare un’emergenza, per intanto sono stati recepiti nell’art.41 del “Decreto Genova e emergenze” e nella sua conversione in legge, alcuni limiti proposti in quel testo, espressi non da un partito o da un movimento politico bensì dall’ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE (Ispra), e dall’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ (iss).

Inoltre, il Ministro Costa, sta già preparando un decreto ministeriale che modificherà la bozza dell’era Galletti e che andrà a migliorare ulteriormente la disciplina per l’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura grazie ad aggiornamenti dei pareri degli enti scientifici di riferimento e ai contributi di esperti, prevedendo metodi migliori di campionamento rispetto a quanto scritto dal precedente Governo ed avendo limiti per gli inquinanti emergenti come i PFAS.

Amici del PD, difensori dell’ambiente solo per opportunismo dopo ben 26 anni di “latitanza”, dovreste invece riconoscere che la formula della decretazione di urgenza, ha consentito di stoppare quel testo che – e su questo lo riconosciamo – ora va migliorato in maniera costruttiva.