Pistacia
Pistacia-Foto dal web
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S.Arcangelo (PZ) – Non è solo la storia di una produzione agricola,ma di una intuizione felice dei fratelli Colangelo di Stigliano (MT) in BASILICATA di produrre nelle loro terre non più grano olivi ed ortaggi, ma il pistacchio, un albero che produce frutti molto preziosi per le sue capacità nutrizionali ma anche terapeutiche per alcune patologie. Studi condotti ed ancora in corso dall’Università di BERKELEY e dell’ILLINOIS U.S.A.stanno dimostrando le molteplici qualità terapeutiche e nutrizionali del pistacchio.

L’’uomo dei tempi preistorici cercava e trovava nel bosco e nei i prati rimedi medicamentosi nei vegetali,piante,semi e frutti,si dedicava oltre che, alla domesticazione e alla coltura delle piante a scopi alimentari,anche alla sperimentazione delle loro proprietà terapeutiche per la cura delle malattie. Uno di questi è stato l’albero del pistacchio. Originariodell’Asia Centrale ed Asia minore – Caucaso, Iran e regione montana del Turkmenistan;,la presenza di frutti di pistacchio in scavi archeologici datati VI secolo a. C. è stata rinvenuta in Afghanistan e Iran sud-orientale.

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In Assiria, intorno al decimo secolo a.C. la regina di Saba limitò la coltivazione dei frutti a suo uso esclusivo. I frutti di pistacchio vengono menzionati nella Bibbia (Genesi 43:11) come preziosi doni portati da Canaan all’Egitto dal figlio di Giacobbe. Nella sua Storia Naturale, Plinio (23a.C. – 79 d.C.) dice che il pistacchio fu introdotto in Italia dalla Siria da Lucius Vitellus e diffuso da Flaccus Pompeius nel Mediterraneo, nell’Europa meridionale , in Nord Africa, in Cina e Stati Uniti.

Che i pistacchi fossero un alimento sano e ricco di proprietà benefiche e che avessero un ottimo profilo nutrizionale era risaputo da tempo e nuove ricerche ne mettono in luce ulteriori qualità benefiche.Sono una «proteina completa», validi sostituti delle proteine animali proprio per la loro caratteristica di fornire la necessaria quantita di proteine indispensabile al nostro organismo. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense definisce proteina completa un alimento che contiene «tutti gli aminoacidi essenziali in quantità adeguate» (ossia gli aminoacidi proteici che il nostro corpo non produce naturalmente e che ha bisogno di assumere attraverso il cibo).

I pistacchi erano conosciuti presso gli Assiri e i Greci come una sostanza con effetti medicamentosi,come potente afrodisiaco ed antidoto contro i morsi degli animali velenosi;l’ olio, che da essi si ricavava rinforzava” lo stomaco e il fegato.”. Questa credenza fu poi trasferita ai medici cristiani del medioevo che lo usavano come rimedio per la sclerosi del fegato le, malattie addominali,gli ascessi,i lividi, le infiammazioni,le malattie toraciche, problemi circolatori. I benefici effetti del consumo di frutti di pistacchio sulla salute del cuore, sono principalmente riconducibili a un effetto diretto sul contenuto di grassi nel sangue, a un effetto anti-infiammatorio e anti-ossidante, e a un effetto diretto sulla pressione sanguigna.

Uno studio clinico ha evidenziato che l’addizione di pistacchio a cibi con alto tasso glicemico (come riso parboiled, pasta e patate), può ridurre la risposta glicemica post-prandiale del 20-30% . .Le fibre alimentari, abbondanti nei pistacchi, svolgono anche loro numerose funzioni benefiche per l’organismo. Associate alla giusta quantità d’acqua, invece carente nei semi oleosi, le fibre possono aumentare lo stimolo meccanico di sazietà,modulare l’assorbimento nutrizionale, e ostacolano l’assorbimento-riassorbimento del colesterolo e dei sali biliari,prevengono o curano la  stitichezza e favoriscono la pulizia del lume intestinale eliminando le tossine.

Quest’ultimo aspetto contribuisce a diminuire le possibilità di insorgenza di un tumore all’intestino crasso, di infiammazione del plesso emorroidario (emorroidi) della,formazione di ragadi e del prolasso anale.

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Antonio Molfese, specialista in Ostetricia e Ginecologia, Urologia, Igiene e Medicina Preventiva, Medicina Legale e delle Assicurazioni, ha compiuto ricerche presso il Karolinska Institut di Stoccolma, e presso l’Università Cattolica di Roma. È stato Professore a contratto dal 1990 al 1994 presso l’Istituto di Igiene dell’Università di Sassari ed ha insegnato Medicina Navale e delle Piattaforme Petrolifere. Studioso di Storia Regionale, è anche autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di programmi televisivi di educazione sanitaria e collabora in qualità di giornalista con riviste specializzate nel settore dell’igiene e della medicina preventiva. Dirige da XX anni il Centro Regionale Lucano dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, Torre Molfese, Centro Studi sulla Popolazione e per migliorare la condizione dell’anziano in Basilicata- Torre Molfese, San Brancato di Sant’Arcangelo (PZ).