LOMUTI - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare -
Premesso che:
in data 20/04/2017 la società Cementeria Costantinopoli Srl ha richiesto, in Basilicata, al Dipartimento Ambientale, Territorio, Infrastrutture, Opere pubbliche e Trasporti (Ufficio Compatibilità Ambientale), al Dipartimento Presidenza (Ufficio Geologico), al Dipartimento Politiche Agricole e Forestali, al Sindaco di Melfi, alla Provincia di Potenza (Ufficio Ambiente), alla Autorità di Bacino della Puglia, alla Soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata, l’autorizzazione per il "Progetto di coltivazione mineraria di una cava di quarzareniti in località Monte Crugname, nel Comune di Melfi (PZ)";
il progetto inizialmente prevedeva cinque fasi per una durata di 40 anni, poi è stato ridotto a due fasi per 21 anni a seguito di nota dell'Ufficio Geologico della Regione del 22 novembre 2018; la documentazione è stata integrata molteplici volte a causa di richieste di integrazioni da parte dei vari enti nel corso di tre/quattro conferenze di servizio; in particolare il progetto prevede la coltivazione mineraria di cava, di litotipi quarzarenitici, per un volume totale abbattuto di 4.334.782 m3, una superficie di cava pari a 228.403 m2, da portare a termine nell’arco di 21 anni; la Giunta della Regione Basilicata ha rilasciato Decreto autorizzativo della cava ( DPGR n. 121/2017 del 29/05/2017), subordinato all’ottenimento dei pareri favorevoli per l’autorizzazione finale alla cava, e con Determina del 27/04/2020 (n. 23AB.2020/D.00390) ha rilasciato la valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per il suddetto progetto; considerato che: a parere dell'interrogante il progetto della Cava di Monte Crugname è da ritenersi un'opera di rilevante impatto, se si tiene conto che trattasi di area contigua al Parco Naturale Regionale del Vulture (zona SIC, ZPS e ZSC tutelata dalla direttiva Habitat e Rete Natura 2000). La zona rappresenta una delle aree naturalistiche e paesaggistiche più distintive della Basilicata, che conserva un importante patrimonio ambientale, un ecosistema delicato di biodiversità di flora e fauna; i territori contigui nonché il sistema collinare limitrofo costituiscono indubbiamente una protezione esterna del Parco, assicurandone l’integrità e la continuità ecologica; tutta l’area area del Vulture è ricca di bacini e sorgenti di acque minerali, custodisce, infatti, il più grande bacino idrico d’Italia, detiene il 30% delle riserve nazionali, acque di fama internazionale ed il progetto della Cava rientra nel confine del bacino idrominerario del Vulture di cui alla DGR n.2665/2001 e ricade in una zona a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. n.3267 del 30.12.1923.

I proponenti hanno omesso nel progetto di affrontare l’argomento dei solventi di cava, senza calcolare l’impatto e le conseguenze che avrebbero sulle acque superficiali e sotterrane su medio e lungo termine e sul probabile inquinamento idrico, inoltre i rifiuti terrosi intrisi di solventi sono un rifiuto speciale con alti costi di smaltimento, che richiede siti idonei di stoccaggio, lontani da falde acquifere; oltre a ciò l’attività estrattiva esige la realizzazione di opere complementari come l’apertura di strade poderali che richiedono disboscamenti per le realizzazioni di spiazzi per il parcheggio mezzi e siti di stoccaggio temporanei di inerti, piste di accesso, canali di scolo, piste di arrocco; la via erbosa di collegamento, tratturello interpoderale, acquisito come proprietà dai proponenti, che conduce nell’area dove è prevista la cava, attraversa aree naturali e dovrà essere adattata al passaggio di mezzi pesanti.

A tal proposito si ricorda che la rete dei tratturi è sottoposta alla misure di salvaguardia della legge 1 gennaio 1939, n. 1089; il territorio in questione è da sempre coltivato a ulivo, vite, castagni, ed è conosciuto per la produzione di vini pregiati. La particolare ventosità che interessa l'area inevitabilmente trasporterà le polveri di quarzareniti e le emissioni della cava sui suoli agricoli interessati dalla coltivazione dei detti vigneti di denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), oltre che sugli oliveti e castagni che da sempre sono per la città di Melfi un importante elemento di attrattività turistica e di economia dell’agroalimentare; il 5 dicembre 2019 la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Basilicata ha ritenuto necessario sospendere l’espressione del parere in quanto dal punto di vista archeologico l'area in progetto, posta in posizione prominente rispetto alla valle dell’Ofanto, rientra in un comparto territoriale antico particolarmente rilevante per il paesaggio, attraversato da percorsi viari importanti come l’antica via Appia.

Prospicente il fiume Ofanto, inoltre, si trova uno degli attraversamenti viari antichi, il cosiddetto Ponte dell’Olio, di età romana, sottoposto a vincolo archeologico con Decreto Ministeriale 05/12/1980; altresì si evidenzia che la giunta comunale di Melfi in data 10 giugno 2020 ha deliberato che si disponga l’annullamento in autotutela della determina regionale del 27/04/2020, viste le circostanze e gli elementi emersi in ordine all’impatto che provocherebbe il progetto della cava; l’ufficio geologico dello stesso comune con un parere del 20/12/2019 aveva precedentemente precisato che l’impianto di frantumazione non può essere realizzato nell’area di Monte Crugname perché appartiene alla categoria dell’industria insalubre come da DM 05/09/1994; l’Ente Parco è stato escluso da ogni consultazione nonostante Monte Crugname sia un’area contigua quindi soggetta ad assicurare l’integrità e continuità ecologica e paesaggistica;

considerato infine che: la V.I.A., con determina regionale, è stata rilasciata il 27 aprile 2020 in piena emergenza sanitaria Covid, ignorando quanto sancito dal D.L.18/2020 sulla sospensione dei termini ed effetti per tutti i procedimenti amministrativi in scadenza; emerge in modo innegabile che al di là delle eventuali illiceità delle procedure autorizzative, il progetto di coltivazione mineraria provocherà un notevole, inaccettabile, nocivo e irrecuperabile impatto ambientale e paesaggistico, demolendo quasi 30 ettari di territorio con conseguenze negative anche sull’economia dei territori, sull’agricoltura e sui cittadini, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi per un approfondimento delle osservazioni espresse e, nel caso, valutare la necessità di intervenire per fermare il progetto proposto dalla Cementeria Costantinopoli Srl.

Segreteria Sen. Arnaldo Lomuti
Commissione Giustizia
Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite rifiuti e illeciti ambientali
Senato della Repubblica