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Rionero in Vulture. Un successo lo spettacolo teatrale: " Li Cunte,li Canti e... lu Cafone"

UN SUCCESSO IL VIAGGIO IRONICO E DISINCANTATO LO SPETTACOLO TEATRALE DI VITA CONTADINA: “ LI CUNTE, LI CANTI E LU CAFONE”.

Rionero in Vulture-Un momento dello spettacolo teatrale
Rionero in Vulture-Un momento dello spettacolo teatrale

Rionero in Vulture (PZ) - Tra gli eventi estivi allestiti nella cittadina di Rionero, nell’ atrio del Palazzo Giustino Fortunato., a cura della pro-loco, un successo ha riscosso lo scorso 27 agosto, lo spettacolo teatrale: “ Li cunte,li canti e lu cafone”, un viaggio ironico e disincantato all’interno della vita quotidiana della cultura contadina, nell’ambito dell’Estate rionerese a cura del “Gruppo 8” e fortemente voluto della Pro Loco, presieduta da Cristian Strazza.

Lo spettacolo, preceduto dalla lectio magistralis della prof. Del Puente dell’Università di Basilicata, che ha parlato della ricchezza linguistica della nostra regione, ha messo in scena la poco probabile storia di un cafone lucano dalla sua creazione fino alla sua reincarnazione simbolicamente rappresentata dalle note struggenti di un tango della compositrice Rosita Melo di origini rioneresi. Il “Gruppo8”, che ha rappresentato i suoi spettacoli in tre continenti (Europa, Americhe e Australia) ha messo in scena un racconto polifonico in cui canto, musica, letture e due voci dialoganti hanno evocato situazioni e contesti ormai lontani nel tempo.

Lo spettacolo, con i testi e la regia di Lillino Covella, ha il tono e la struttura semplice e quasi elementare di un cabaret ricco e vivace, modulato secondo la tecnica del teatro raccontato. Un duo canoro musicale, con il maestro Vincenzo Izzi e la cantante Enza Vierno, si è alternata nell’esecuzione di brani musicali, agli aneddoti ed ai racconti intrepretatati da Lillino Covella e da Lea Di Mauro, pescando nel repertorio di una ricchissima tradizione popolare.

“Ma accanto al divertimento dei testi e delle musiche-riferisce il prof. Lillino Covella, si sono avvertiti i grandi terni della cultura contadina: il senso del duro lavoro della terra, i legami e i problemi posti da una famiglia numerosa e allargata, la miseria, ma anche l’amore e la perenne nostalgia del rapporto con la propria terra e la propria identità religiosa e culturale.

Cosicché dallo spettacolo è emerso un’immagine del “cafone” lontana dagli abituali stereotipi tradizionali e capace, invece, di gettare uno sguardo consapevole, ironico e perfino scettico all’interno della sua recente storia passata”.