Ripacandida-Michele Disabato
Ripacandida-Michele Disabato

Ripacandida (PZ) - Nei giorni scorsi nel piccolo centro del Vulture, è andato in pensione il ragionier Michele Disabato, dopo oltre 42 anni di servizio. Consapevole di aver fatto il proprio dovere, riferisce: “Ho lasciato il servizio convinto di averlo svolto con passione civile, con lealtà e rigore etico, avendo chiesto a me stesso molto di più di quanto ho preteso dagli altri. Tanti anni di servizio (guardate non dico lavoro, perché per me fare il dipendente comunale significa soprattutto essere al servizio di altri, dell’Amministrazione ma soprattutto dei cittadini) passati in fretta, tante straordinarie esperienze vissute da dipendente al fronte, perché essere responsabile delle entrate e delle spese Comunali, questo significa (chi chiede sempre il massimo e chi non vuole dare neanche il minimo). Chiudo questa pagina della mia vita lavorativa con una certa nostalgia, ma serena per aver dedicato al Comune in tutti questi anni il meglio di me stesso, per aver operato sempre con entusiasmo, con amore, senza arrendermi davanti alle difficoltà, alle umiliazioni, ai soprusi che non sono mancati.

A fianco al bene del mio Paese ho messo sempre il bene dei miei colleghi di lavoro, tutti, guardate uno dei miei ultimi giorni di lavoro ho voluto guardare i fascicoli personali di tutti i dipendenti con i quali ho lavorato, ebbene, in tutti i fascicoli c’erano atti a favore dei dipendenti per i quali mi ero speso, atti che per sostenerli ho dovuto inventarmi soluzioni al limite della correttezza e per sostenere qualcuno sono addirittura arrivato alle maniere forti verso altre istituzioni. Guardate del bene ricevuto facilmente ci si dimentica, di quello fatto difficilmente ci si dimentica, però confido nella buona memoria di qualcuno che ricopre incarichi altissimi.

Le emozioni sono intense, sia perché mi rendo conto che devo iniziare una nuova vita, sia perché ne chiudo una parte, durata oltre 41 anni da dipendente comunale; ciò lo dico con fierezza e orgoglio, perché ho sempre fatto del mio meglio per esserne degno. Ho preso la gestione delle casse comunali che erano pressoché vuote, facevamo ricorso spesso ad anticipazioni di cassa, le lascio con un saldo attivo di oltre 1.300.000 euro, uno dei pochi Comuni a non essere mai andato in dissesto. Questo mi è costato spesso l’antipatia di Amministratori sprovveduti, una volta ho dovuto lottare, quasi fisicamente, con una segretario comunale che aveva convinto uno sprovveduto Sindaco ad investire i soldi del Comune in BOC e buoni Argentini. Ho tanti ricordi da mettere nel cassetto e tra questi, oltre le vicissitudini personali e le fasi della mia carriera, (da semplice applicato a responsabile di Settore) costruite con sacrifici e tanto entusiasmo, il rapporto personale e professionale con i sindaci ed amministratori che si sono succeduti nel corso di questi anni.

Le mie funzioni di Ragioniere imponevano un confronto diretto, e quotidiano e, quindi, per un certo verso un rapporto quasi privilegiato. Ricordo con simpatia e rispetto i Sindaci scomparsi Gentile, D’Urso, Potenza. E gli altri: Labriola, Leopaldi, Michele Labriola, Mannella, Perretta, Mastantuono, Annunziata, Remollino, Pace e per finire a quelli attuali. Con loro i rapporti sono sempre stati improntati sulla reciproca stima e correttezza, e spesso ho ricevuto da loro riconoscimenti in Consiglio comunale. Per questo un primo saluto, con un ringraziamento sincero, lo rivolgo a tutti loro. Poi desidero ricordare tutti i consiglieri comunali e gli Assessori con i quali mi sono interfacciato, nonché coloro che mi hanno manifestato stima e affetto. Peccato non poterli nominare tutti. E’ solo una questione di spazio! Ma per tre Amministratori mi corre l’obbligo farlo: D’urso, acerrimo avversario politico, nei primi sei mesi mi fece cambiare otto volte ufficio.

Poi venne fatto fuori dalla sua stessa maggioranza, che dopo essersi resa conto di aver sbagliato, lo chiamò di nuovo a fare il Sindaco. L’ultimo giorno del suo mandato mi mandò a chiamare al bar in piazza e davanti a tutti mi fece uno dei migliori elogi professionali che io abbia mai ricevuto. L’Assessore Pasquale Gentile, che non aveva una buona considerazione di me, il giorno dopo che cadde la sua amministrazione salì nel mio ufficio e chiese se poteva chiudere la porta, con un po’ di preoccupazione gli dissi di sì, mi abbraccio molto commosso e mi disse che ero un dipendente modello, riconoscendomi dei meriti e sottolineando la mia collaborazione sempre puntuale e proficua per il buon andamento dell’azione amministrativa. Infine Teodoro, che in campagna elettorale aveva promesso che “avrebbe sistemato il ragioniere, quello che usurpava il comando altrui”, bene dopo dieci anni di SUA amministrazione “fantastica” mi abbraccio e mi disse che ero il fratello che madre natura non gli aveva dato.​

Con questo voglio trasmettere a voi colleghi, mai considerati subalterni, quello che il giorno del mio insediamento, primo non democristiano a vincere un concorso in Comune, mi disse un grande sindaco, Michele Labriola, “Combà la più grande virtù dei dipendenti comunali deve essere la FEDELTA’, ma, attenzione non quella del cane, che è fedele al padrone, bensì quella del gatto che è fedele alla casa”, bene, questa è stata sempre la mia mission, alcune volte mi è capitato di dimostrare grande fedeltà a Sindaci che come persone non la meritavano, ma per difendere i quali ho spesso dovuto spendere molte mie energie. Mi avvio alla conclusione riferendovi parte di un discorso fatto da una famosa e brava donna di cultura, la quale faceva pesare al famoso padre, grande uomo di cultura, il fatto di non aver mai ricevuto premi, onorificenze, e riconoscenze, il padre gli rispondeva che lui ne era fiero e fiera doveva esserne anche lei. Parliamo di un uomo di cultura in auge durante il ventennio, trascorso il quale gli furono riconosciuti da tutti meriti eccezionali.

Infine, un saluto ed un ringraziamento particolare alle mie collaboratrici Teresa e Marzia, che insieme a me, senza guardare troppo l’orologio, hanno contribuito a fare del nostro settore un settore speciale, unitamente ad una raccomandazione: continuate sempre ad essere orgogliose del vostro lavoro e del vostro ruolo, poiché essere, dipendenti del Comune ed in particolare dell’ufficio entrate non rappresenta un lavoro come gli altri, ma molto più stressante e faticoso perché si ha a che fare con la tasca dei cittadini.

Mi avvio alla conclusione, ringraziandoVi tutti per la presenza a questo convivio e per il bel regalo che avete voluto farmi, io ritornerò finalmente a godermi la mia famiglia perché, devo simpaticamente rivelare che, probabilmente, ho trascorso più tempo in Comune che con loro”. Di questo Comune, del “mio” Comune, serberò sempre vivo e affettuoso il ricordo. A voi che rimanete l’impegno di servirlo da persone libere e renderlo sempre migliore!”.