Venosa (PZ) – Tonino Garzia nato a Venosa dove è stato responsabile del Museo Archeologico Nazionale, vive a Bologna. E’ autore di saggi storici e studi sul patrimonio monumentale della Basilicata tra cui: Venosa tra Ottocento e Novecento Città, Storia, Sviluppo Urbano – 2003, Vietri di Potenza.

Venosa il prof. Garzia

La ricostruzione storica attraverso la conoscenza del territorio – 2005, Testimonianze Federiciane in Basilicata – 2007; Dieci anni di attività didattica finalizzati alla tutela del patrimonio architettonico -2008. L’ultimo suo capolavoro il “Monastero Femminile di San Benedetto a Venosa”, prefazione di Rosa Torciano e presentazione di Francesco Mollica e Tommaso Gammone. In un mese dopo la pubblicazione sono terminate tutte le copie ed è stato ristampato.

Ha intenzione di presentarlo, ma da qualche anno vive a Bologna per motivi di salute, non puo’ farlo ed abbiamo pensato di dare notizie su questo libro, grazie all’interessamento della figlia Ester: delinea la storia del monumento dalla fondazione alla demolizione e consente una riflessione sulla vita delle monache dopo il Concilio di Trento, disciplinata da severe regole basate sui voti di povertà, castità, obbedienza e perpetua clausura.

Venosa-Il monastero femminile di San Benedetto

Il Tridentino, è noto, è una pietra miliare nella storia del monachesimo occidentale in quanto, pur non introducendo la clausura, già prevista da più antiche disposizioni, le attribuisce una rilevanza senza precedenti, prescrivendo alle spose di Cristo, non solo l’immacolata purezza, ma anche il divieto di ogni rapporto sociale con l’esterno e con le famiglie di origine che dovevano munirsi di apposita licenza del vescovo per varcare le soglie del monastero. In tal modo la clausura, da strumento di perfezione ed elevazione spirituale, diventava espediente di controllo delle religiose con l’imposizione di ogni tipo di rinuncia, a cominciare dal proprio nome.

La suora acquisiva una nuova identità sociale ma, pur sottraendosi ai gravosi problemi della vita civile, forniva un prezioso contributo alla società, preparando le giovani educande provenienti dalle famiglie benestanti a diventare buone mogli e madri. La clausura, pertanto, rappresentava la certezza di uno status, oltre che una protezione. Nel monastero di San Benedetto, come in tutto il Mezzogiorno, l’applicazione della disciplina non fu semplice; il suo impatto su abitudini secolari causò non pochi problemi alla Chiesa. Dopo le leggi oppressive degli ordini religiosi, il monastero, concesso nel 1901 al Comune di Venosa per essere adibito a scuola, è stato demolito nel 1958.

Tale epilogo è emblematico delle aggressioni cui spesso è sottoposto il patrimonio culturale; nello stesso tempo costituisce stimolo per un impegno collettivo finalizzato alla sua salvaguardia. Di qui l’importanza della conoscenza del proprio passato, necessaria premessa per un atteggiamento operativo di difesa e valorizzazione dei beni culturali come espressione di elevata sensibilità morale e civile.